Vivo alla fine di un corridoio da cinque minuti e mezzo – Casa di foglie di Mark Z. Danielewski

A prescindere da qualsiasi cosa abbiate sentito o letto su questo libro, Casa di foglie di Mark Z. Danielewski è oggettivamente un capolavoro.
Personalmente lo colloco nella rosa dei grandi libri posmoderni, fra L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon, Underworld di Don DeLillo e Infinite jest di David Foster Wallace.
E non per le sue scelte tipografiche curiose. Non per il meta-bibliografismo. Non per il suo essere rappresentante della letteratura ergodica (assieme all’indimenticabile Composizione n.1 di Marc Saporta), ovvero un libro che richiede apertamente e volontariamente uno sforzo di comprensione maggiore da parte del lettore. Nemmeno per la geniale intuizione vagamente horror che ne rappresenta il corpo centrale. Ma per il suo voler ricondurre tutto ad un unico linguaggio.
Ma procediamo un passo per volta.

L’opera in breve

Casa di foglie è un caso letterario, anche se scarsamente conosciuto in Italia per strane ragioni. 
Inizialmente apparso online, grazie ad un grande consenso viene pubblicato in una versione riveduta ed arricchita, che diventa presto un best seller statunitense.
Ad un livello base, Casa di foglie racconta dell’ossessione per un mistero. Questo mistero è una casa il cui spazio interno è superiore a quello esterno.
L’ossessione si specchia attraverso diversi livelli narrativi, apparentemente scatole cinesi:
Un ragazzo di nome Johnny Truant trova una serie di fogli e note scritte da un vecchio cieco che si fa chiamare Zampanò. Decidendo di riordinarli, scopre che essi danno corpo ad un saggio accademico su di un documentario dal titolo The Navidson Record ad opera di Will Navidson. Un documentario di cui non esiste traccia, che documenta la scoperta e l’esplorazione di questa casa dagli spazi atipici.  
Il libro procede intersecando i livelli narrativi. Nel riassemblare il manoscritto di Zampanò, idealmente il nostro Casa di foglie, Truant inserisce note che spesso divagano raccontando il procedere della sua vita e la crescente ossessione per Zampanò ed il suo scritto. Zampanò descrive gli accadimenti del documentario che coinvolgono la famiglia Navidson, inserendo a sua volta riferimenti spesso oscuri, interpretazioni elaborate, riflessioni di natura diversa.
Ma non si tratta di un gioco di scatole cinesi. Il labirinto di narratori e personaggi interseca voci, storie ed elementi. E significati.
Come molti lettori, cominciando una prima lettura ho faticato ad accettare la voce narrante di Truant, laddove interrompeva così fastidiosamente il The Navidson Record con quelli che sembravano vaneggiamenti. In realtà il contrasto diviene presto non solo comprensibile, ma necessario. Infatti, nulla dentro Casa di foglie è realmente superfluo, se si è disposti a scavarne la superficie con impegno. 
Casa di foglie non è quel che sembra, d’altra parte abbiamo parlato di letteratura ergodica non a caso.

Il senso dell’enigma

Mi piace tentare un parallelismo fra questo romanzo e l’opera di David Lynch, in particolare Inland Empire. Entrambi mi hanno ossessionato, perché contengono un vasto numero di elementi chiarificatori nascosti: chi vuole davvero comprenderli deve indagarli. Il loro essere capolavori sta nella tensione risolutiva che instillano nel fruitore.
Eppure queste due opere sono per molti aspetti opposte. L’opera di Lynch, a mio avviso, è sempre il prodotto di suggestioni ed intuizioni personali. Basterebbe leggere un po’ delle molte interviste o testi come In acque profonde, dove è ben chiaro quanto la sua sensibilità sia influenzata dalla pratica della meditazione trascendentale. C’è qualcosa di intestinale, in Inland Empire, nonostante ci sia una visione chiara alla base è frutto del sentire di Lynch. Siamo comunque dentro al suo inconscio, ciò che vi troveremo non sempre è sotto il suo controllo.
L’opera di Danielewski invece è per me l’estrema razionalità, Casa di foglie è un vero e proprio enigma strutturato a tavolino. Un enigma molto più complesso di quanto si possa notare ad una prima lettura, per quanto attenta.
Ed un vero enigma, per esistere, ha bisogno anzitutto di qualcuno che cerchi di risolverlo. Per questa ragione Casa di foglie non è un libro per tutti. Chi non è interessato a scavare le sue profondità resterà con in mano un romanzo fra horror e thrilling, continuamente spezzato da note e divagazioni che spesso salterà per noia o scollamento. Chi è disposto, e forse predisposto, a risolvere il suo enigma ne verrà letteralmente risucchiato. La complessità che cela è unica.

Perché un capolavoro?

Ci sarebbe molto, troppo da dire. E la mia non vuole essere una guida alla lettura, ma una semplice proposta. Ad ogni modo, il nodo fondamentale di Casa di foglie, ciò che ne fa un capolavoro letterario, è la folle sfida del suo autore. Presuntuosa, pretenziosa, ma straordinaria. Col suo libro Danielewski decide di ricondurre tutto ad un unico linguaggio, come dicevo in apertura, ad un’unica visione che superi ogni differenziazione storica e culturale. 
Non c’è elemento che venga risparmiato dall’essere scomposto per asservire quindi la casa. Un esempio su tutti: l’eco della casa viene analizzata dal punto di vista acustico, fisico, etimologico, mitologico. Come detto tutto asserve la casa, quindi oltre a ciò l’eco, che porta alla deformazione fonetica, è un elemento stesso del romanzo che deforma i nomi ed alcuni passaggi narrativi. 

La ricorsività degli elementi, un’interpretazione

Casa di foglie si presta, più che ad una presentazione, ad un’interpretazione, ed è una mia personale interpretazione che vorrei darvi, a questo punto. Naturalmente quanto segue non è adatto a chi ancora deve leggere il libro, dato che spiega elementi importanti della narrazione. In tal caso vi invito quindi a saltare questa sezione.

Anzitutto vorrei mettere l’accento su una serie di riferimenti interni che, a mio avviso, devono essere presi in considerazione per una corretta interpretazione del romanzo. Li dividerò in due macro-gruppi per meglio comprendere costanti e legami. I riferimenti di paginazione e le citazioni sono relativi all’edizione americana del libro.

Elementi costanti:

Yggdrasil si pone attraverso i vari livelli di narrativa: per Navidson e Karen è la casa, per Zampanò è The Navidson Records, per Johnny è la raccolta di Zampanò, per Pelafina è l’istituto Whalestoe;

– Navidson, nell’esplorazione n.5, legge Casa di foglie, la cui descrizione lo fa corrispondere esattamente al libro che teniamo in mano, per numero di pagine e durata dell’introduzione;

– Un elemento costante e fondamentale è il dimenticare: è un elemento che coinvolge Johnny e Pelafina, ma è un tratto distintivo anche della casa (del suo mostro/oscurità), che fa scomparire fisicamente ciò che non viene ricordato;

– La scelta dei caratteri tipografici usati per ciascun narratore è importante anche per il nome stesso: Courier per Johnny, Times per Zampanò, Bookman per gli editori, Dante per le titolazioni;

– L’autore ha dichiarato che tutto viene triplicato nel libro;

– Nero e porpora sono colori costanti in tutto il libro: sono i colori delle unghie di Pelafina quando cerca di strangolare il figlio, degli inchiostri che Johnny prepara prima della comparsa dello spirito, sono “the horror beyond horror… black as ink, veined in bee’s purple“;

– Altro colore costante è il blu: è naturalmente il colore con cui viene scritta la parola casa, nell’edizione a colori statunitense, ma è anche il colore della luce salvatrice del primo sogno di Navidson.

I legami nascosti fra i personaggi:

– Nella nota del 21 settembre 1970, Zampanò esprime il desiderio di creare un figlio. Nove mesi dopo nasce Johnny;

– Nella lettera del 5 aprile, Pelafina inserisce questo messaggio criptato: “My Dear Zampano, who did you lose“;

– Un altro collegamento nelle lettere di Pelafina è la frase “you shall be my roots and i shall be your shade“, che riprende una poesia di Zampanò. Questa lettera non si apre con un riferimento a Johnny, e può essere anagrammata nel messaggio “i love you always!“;

– Pelafina ricorda quando da giovane provava allo specchio il sorriso perfetto, esattamente come faceva Karen;

– A pagina 599 Pelafina si referisce al mettere nastri rosa nei capelli per la gioia, come Karen a pagina 523;

– A pagina 97 c’è un segno in basso a destra, come Pelafina chiede a Johnny di fare con la propria risposta;

– Nella lettera del 19 agosto, il riferimento alla meringata di limone si lega a quella rubata da Tom;

– A pagina 320 Zampanò fa concludere una frase riferita a Tom con “me“;

– I Poemi del Pellicano vengono associati a Johnny perché prendono il nome dalla penna Pelikan che aveva con sé durante il viaggio in Europa, ma vengono citati da Zampanò a pagina 138;

– I Poemi del Pellicano inoltre contengono riferimenti alla battaglia di Dien Bien Phu, a cui è plausibile che Zampanò abbia preso parte, facendo di essa il passato oscuro a cui si fa riferimento;

– Il padre di Johnny nasce a Dorset, Vermont, dove si conclude la storia di Navidson;

– A pagina 404 Johnny scrive “I’m here because I am deformed, because when I speak my words come out in cracks and groans, and what’s more I’ve been put here by an old man, a dead man, by one who called me son though he was not my father.“;

– La cecità di Zampanò lo lega ad uno dei miti fondamentali dell’analisi, ovvero Isacco, facendo di Johnny un Giacobbe che si appropria di un dono (gli scritti) non destinato a lui;

– In un sogno Johnny appare con le sembianze un minotauro, ed è questo ad un certo punto che sospetta di essere, associando Zampanò a Minosse, legandosi alla divagazione sul legame padre/figlio di Minosse/minotauro.

Non mi interessano qui le teorie psicologiche, che fanno di un personaggio la creazione fittizia di un altro, né meta-letterarie, che fanno della casa un’interpretazione del linguaggio.
Come già detto, reputo il libro di Danielewski un libro estremamente ragionato e logico, le cui intenzioni non si esauriscono nel solo stimolare le interpretazioni dei lettori. Ogni dettaglio è studiato ed orchestrato, quindi questa ricorsività credo sia una chiave di volta per la comprensione finale.
Vorrei quindi mettere l’accento sulle manifestazioni della casa. Essa ri-assembla i suoi elementi costantemente, adattandoli alla psiche di ciascuno, e si manifesta facendo scomparire in cenere ciò che non viene ricordato. Questo si applica ai personaggi nei vari livelli, la casa non riassembla solo gli spazi ma anche essi stessi e gli elementi narrativi. I personaggi sono quindi “riecheggianti” fra loro, in questa trasformazione (ricordiamo l’importanza dell’eco, anche nel suo trasformare, come avviene nella scelta di certi nomi e con elementi che riecheggiano direttamente dalle canzoni della sorella Poe). L’effetto della casa non si limita alle singole storie, ma all’interezza stessa del libro. Ciò che crea Danielewski, il suo Casa di Foglie, è a tutti gli effetti la casa. E’ questo che ci consegna, la casa stessa, questa è la straordinaria e labirintica discesa a cui dà vita, togliendo gerarchia a qualsiasi livello e portando il suo gioco di specchi nella realtà stessa. Truant non era il vero destinatario del libro di Zampanò, ma solo il corriere, i destinatari siamo noi. E come Truant, Zampanò e Navidson, anche noi ci perdiamo nell’ossessività di scoprire la nostra manifestazione della casa: ovvero il libro stesso.
Il libro si conclude con una poesia su Yggdrasil: è l’albero della tradizione normanna che unisce i tre mondi. E’ un albero di cenere, da cui il nome Ash (cenere) Tree Lane: la casa e al contempo la via che unisce i tre livelli di questo libro, tramite cui vengono ricorsivamente variati ed assimilati gli elementi interni. Questo luogo, letterario linguistico e fisico, è l’estremo luogo, l’unione delle cose. Ed è questa la via che abbiamo percorso da lettori.

Edizione italiana

Come dicevo, l’Italia ha accolto in modo piuttosto strano questo libro. E’ stata fatta una sola edizione, nel 2000, rendendo l’acquisto impossibile ai giorni nostri. 
Questa sua introvabilità l’ha reso un libro quasi leggendario da noi. E’ rintracciabile solo in alcune biblioteche, ma è un controsenso leggere un libro del genere nei limiti di un mese, e viene venduta la copia originale a prezzi da collezionismo.
Per questa sua irreperibilità vi segnalo che esiste una versione pdf scansionata. E’ piuttosto facile reperirla, basterà cercarla nei maggiori archivi di torrent. Finché non verrà pubblicata una riedizione questo non danneggia la casa editrice, quindi è un consiglio che posso darvi a cuor leggero. Consigliandovi magari di acquistare l’edizione in lingua inglese da affiancare, la straordinaria qualità grafica e tipografica lo rendono un acquisto quasi indispensabile.

In coda, se volete approfondire teorie e segreti di questo romanzo vi consiglio di visitare il forum ufficiale: http://forums.markzdanielewski.com/forum/house-of-leaves/house-of-leaves-aa

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