Gaga, la danza neonatale

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Penso che anche stavolta vi spiazzerò un po’, andando ad affrontare un ambito totalmente diverso rispetto ai precedenti.
E, anche stavolta, la precisazione iniziale potrà sembrarvi contraddittoria. Non sono un appassionato di danza. Probabilmente perché è un ambito che conosco poco, e di conseguenza poco comprendo. Ma, se mi invitate a vedere uno spettacolo di danza, sul momento l’idea non mi entusiasmerà granché. O almeno così è stato fino ad ora. E non solo, ho già visto spettacoli di Ohad Naharin in passato e non mi hanno affatto colpito.
Poi, un giorno, ho visto questo trailer per puro caso:


[https://www.facebook.com/MrGagaTheFilm/videos/768636439934363/]

Sì, esatto, scorrendo la bacheca di Facebook. Lo ammetto.
Mi ha travolto come una sportina di nylon risucchiata dal passaggio di un treno a tutta velocità. Al punto da rivederlo più volte, consequenzialmente. E non solo per la felice scelta di usare “It’s a long way” di Caetano Veloso. E al punto da cercare tutto il materiale possibile riferito a questo documentario. E poi recuperare i video di tutti gli spettacoli coerografati da Ohad Naharin, riguardandoli con occhi e partecipazione diversi.
Questo mi ha dato eccitazione, gioia. Tangibile, immediata. Fisica direi.
Ed è esattamente questo che cerca di infondere Ohad Naharin agli spettatori, così come ai suoi stessi ballerini.

Ohad Naharin è un coreografo israeliano, direttore artistico della compagnia giovanile Batsheva Ensemble. Oltre ad essere stato direttore della Batsheva Dance Company, ovvero uno dei gruppi di danza più prestigiosi al mondo. Si parla naturalmente di uno dei coreografi più importanti della scena contemporanea, probabilmente dei più conosciuti. Gaga è il suo metodo di insegnamento e al contempo il suo linguaggio scenico. Ha scelto di chiamarlo in questo modo per richiamare le primissime sillabe emesse da un neonato. Gaga. Questo perché la sua ricerca è verso il piacere più puro e basilare che dà il movimento, relazionato alle emozioni interiori.
Basterebbe dire che le lezioni “gaga” si svolgono in una sala senza specchi, a differenza delle lezioni tradizionali, per non influenzare i ballerini e permettere un ascolto interiore. Affinché questi esplorino il loro senso personale di movimento.

Gaga è appunto il piacere del movimento nel senso più immediato, contemporaneamente il più astratto ed il più emotivo.

Sì, perché il movimento stesso è una chiave di piacere. Lavorando nell’ambito dell’animazione mi è capitato spesso di ragionare sul movimento, come esso si rapporti alle forme, come possa dare piacere all’occhio in modo a sé stante. Come crei sensualità, tensione, stupore, indipendentemente dal soggetto dell’azione. Ma è ovvio, è un aspetto della natura. Il nostro è un occhio animale, che avverte pericoli ed incombenze, così come la possibilità di accoppiamento, la sensualità. Semplicemente poi la complessità dell’uomo, sotto vari livelli, ha reso elaborati i meccanismi mentali, ha in qualche modo definito astrazioni, ha teso emotività sfaccettate e spesso contraddittorie. La via gaga ha compreso perfettamente questa dicotomia. Il movimento è piacere e tensione, che si impossessa di un corpo e della sua emotività, contemporaneamente è un mezzo espressivo piegato alle volontà dell’individuo.
E Naharin ha capito che l’altro nodo fondamentale sta nell’individualità. Come trasmettere un ventaglio variegato di emotività se non appellandosi alle esperienze di ciascuno e dandone voce piena? Il suo Batsheva Ensemble infatti non cerca, fra le sue fila, una tipologia di ballerino con specifiche competenze. Cerca l’esatto opposto. Individualità forti, capaci di esprimersi in un linguaggio proprio. Non solo i ballerini provengono da qualsiasi ambito di danza, dal balletto classico alla street dance, ma la selezione può essere fatta anche solo in base al senso dell’umorismo del candidato. Sì, seriamente. Questa è l’idea forte. La chiave di volta. Non a caso, poi, gli spettacoli del Batsheva Ensemble nascono e si sviluppano attraverso lunghe sessioni improvvisative. Naharin di fronte a sé ha materia viva e creativa. Ha in mano le passioni dei suoi ballerini. La loro esperienza, la loro emotività. La loro sessualità. I loro corpi come individualità. Giovani fra i 18 e 24 anni, che restano 2 anni al servizio del Batsheva Ensemble.

Ciò che nasce da questo percorso è, semplicemente, gaga. Un linguaggio emozionale, per molti aspetti semplice, che lavora sul movimento fisico ed interiore scremando il troppo, il superfluo. L’impatto è una straordinaria bivalenza. Di forza e fluidità, di coralità ed intimità, di bellezza e rabbia. Con, alla base, una piena consapevolezza della sensualità, come fondamenta della fisicità e dei suoi rapporti con il mondo sensibile. In tutto ciò non c’è spazio per la narrativa, ciò che celebra è la meraviglia, non solo per la danza o per il corpo ma per la stessa emotività umana. Certo, si tratta di un linguaggio per certi aspetti basilare, ma l’effetto che dà, almeno a me, è il medesimo dell’innamoramento. Una confusione felice, contraddittoria, profondamente profondamente viva.

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