L’arte di perdersi, l’arte di diventare più specifici – Kentucky Route Zero atto IV

Il tutto si apre con un gigantesco animatronic a forma di mammuth. Rumoreggia, manda scintille, è irrimediabilmente guasto. Un tempo il suo meccanismo interno produceva una musica, ma nessuno ricorda più quella melodia.
Will legge ancora una volta il manuale dell’animatronic. E’ senza scarpe. Non ricorda quando ha scelto di restare scalzo, ma era all’epoca dell’università, ed è certo che fosse un segno di protesta per qualcosa di davvero importante.
Siamo a bordo del Mucky Mammoth, una nave che percorre il fiume sotterraneo Echo. Nulla, nel fiume Echo, è davvero ancorato. Tutto scorre. Persino la stazione del gas scorre via, bisogna riuscire ad incrociarla lungo la propria strada per poter fare rifornimento.
Tutto, che siano luoghi o persone, può andare alla deriva, lungo il fiume Echo. Può scomparire per giorni o mesi, può ricomparire riportato dalla corrente quando meno te lo aspetti. Ci sono luoghi familiari dove si incontrano nuove persone. Ci sono nuovi luoghi dove si rivedono vecchi amici.
Kentucky route zero atto IV
Il fiume Echo è, sotto molti aspetti, uno specchio dell’anima più vera e profonda di Kentucky Route Zero. Perché questo gioco parla di persone e di luoghi e di memorie perduti. In specialmodo nel suo quarto atto. Lungo il fiume si incrociano cammini diversi, si allunga la rotta, ci si perde nel proprio viaggio, ma i cammini si possono dividere inesorabilmente, i luoghi si possono dimenticare per sempre.
Un mausoleo può perdere tutta la sua importanza, se nessuno ne ricorda più lo scopo. La vita di un uomo può venire vanificata, se il suo ultimo incarico o scopo non viene portato a termine. O se nessuno ha più memoria della sua storia.
Stiamo parlando di memoria, ed essa è fragile come le esistenze ed è preziosa e crudele. La gente dello Zero tende a dimenticare, come scopriamo nella visione delle cassette di sicurezza nel Radavansky Center. E la memoria si può perdere semplicemente attraversando una porta. O perché si è scelto volontariamente di dimenticare.
Kentucky route zero atto IV

Ma la memoria scorre come il fiume, risuona come l’eco del nome di questo fiume, le persone che incontriamo sono casse di risonanza.
Perché questo quarto atto insegna che, anche se siamo perduti, in qualche modo non siamo soli. Lasciamo sempre qualcosa agli altri. Le nostre esperienze passano di mano in mano, di incontro in incontro, di straniero in straniero, come una storia raccontata.
E una storia può diventare più vera mano a mano che passa di bocca in bocca.
Kentucky route zero atto IV

Le nostre storie e la nostra maniera di raccontarle sono un modo per toccare gli altri. E’ questa l’anima più umana di Kentucky Route Zero. Quando parliamo noi ci stiamo toccando. La nostra voce è il nostro tocco stesso.
Kentucky route zero atto IV Questa è la magia del suono prodotto e del suono ascoltato, perché crea incontri e legami e trasformazioni. Che possono avvenire attraverso un telefono che incrocia le conversazioni fra estranei. Che possono nascere da una nota che fa tintinnare l’erba per empatia e risvegliare ricordi sopiti.
Kentucky route zero atto IV

E questa risonanza, che intreccia i caratteri di questo mondo e trasforma le loro storie, è rappresentata in maniera emblematica dal percorso di Johnny e Junebug. Questi nascono come coppia di robot grigi, creati al solo scopo di lavorare in miniera. Ma capiscono, ascoltando le canzoni dei minatori e lasciandosene contagiare, che non è quello il loro scopo. Due ombre senza funzione che fuggono sulla strada e decidono di trasformare i propri corpi per essere più “dettagliati”, “specifici”, rivelando mano a mano ciò che davvero sentono di essere. Diventando musicisti e diventando in qualche modo umani. Questo percorso di specificità è ancora più profondo e presente nel quarto atto. Assieme, loro stanno esplorando le possibilità, cambiando, giocando, intessendo le loro strade con estranei.
Kentucky route zero atto IV

E’ Conway, fra tutti l’uomo più perduto, a lasciare il testimone spiegando il senso di questo percorso:
“All people need is enough to pretend we’re home, and we can make it anywhere.”
E’ questo senso di essere a casa, che dà Kentucky Route Zero a chi sa apprezzarlo. Sei sbagliato, ti sei perso nel mondo senza capire qual è la tua strada, le tue gambe vanno senza sosta attraverso una notte senza fine, ma è ok così, sei comunque a casa. Può andare bene così, stanotte.
Kentucky route zero atto IV

Leggi la recensione degli atti precedenti di Kentucky Route Zero.

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